…………………………………………………………………………………….. al 15 settembre
"L’atleta è un uomo che ha deciso di spostare indietro le mura della propria prigione". Antoine Blondin
Se non ci provi hai Perso ancora Prima di Partire !!!
E se arrivi in fondo, hai Vinto Sempre e Comunque.
Beppe GM & Gert dal Pozzo
Io non ho niente di personale intendiamoci contro la suddetta bestiola.
Capisco anche il suo incredibile bisogno di affetto e quella sua continua ricerca del contatto fisico… è un’ ottimo animale da compagnia, non ti annoi mai…. soprattutto se ti fanno festa in un gruppo numeroso e ronzante…...
Ma porca zozza e qui mi soffermo e chiedo…. perchè con tutto il “caprume “ che ha a disposizione e con le centinaia di migliaia di bovini, ovini, equini, suini sparsi in quà e in là sul vasto territorio mi debba squassare i maroni cercando affetto e mangiandomi in continuazione mentre sono in mezzo a una montagna a farmi le mie quattro ore di fatica in santa pace.
Ma che Odino gli bruciasse tutte le alucce lentamente….. ma molto lentamente.
Dante
Ci sono giornate decisamente storte, quella della vigilia di questa gara è una di queste.
Il tempo è autunnale e per quella che viene definita la ecomaratona più calda d’Italia è decisamente il colmo, piove per tutto il sabato, raggiungiamo Bore sotto un autentico diluvio con strade ridotte a torrenti in piena.
Trovato l’ albergo abbiamo subito a che fare con la proprietaria… un’ autentica arpia, che si esprime a suoni gutturali con sguardo torvo e che sembra sempre pronta a morderti, secondo me è anche velenosa.
Le camere sono da film dell’orrore e scappiamo appena possiamo per andare a cercare una trattoria dove ci si possa tirare sù il morale, e almeno lì si prende bene e si assaggia i tortelli all’ erbette con ricotta ,veramente eccezionali, alle 21 tutti a letto tra cupi pensieri.
Domenica 15 lè tutta un’altra storia… già scappare dall’ albergo dà un gran senso di conforto e poi rivedere la luce del sole che ci prova dà la scossa al morale, arriviamo a Morfasso quasi in allegria la gara si farà nonostante il tempaccio del giorno prima.
Ci sono 15 gradi e alle 7 del mattino iniziano ad arrivare i runners a colorare la giornata in partenza saranno 150.
Temperatura ottimale 15°c e brezzolina, e soprattutto le nuvole alla larga evvai !!!
Un piccolo breafing e l’Elio fà scattare il conto alla rovescia, e via...
Un giro attorno al paese e s’inizia a salire, il serpentone colorato se ne và per i monti, ancora non riesco a rendermi conto quanto sarà duro questo trail, ma la sfilza di nomi di montagne che ha fatto l’Elio un po’ mi preoccupa in effetti ha indicato tutte le cime attorno senza schivarne neanche una… mah!!!
La pioggia del giorno prima presenta il conto e da subito si ha a che fare con bellissime pozze ripiene di fango argilloso, quello da scarpa da 3 kg per intenderci il bello del correre offroad e ci si diverte un sacco.
La prima parte di questa eco è decisamente corribile, per me quasi una fregatura le salite camminate mi danno il tempo di rifiatare, ma qua si corre.
Poi inizia la salita con l’ascesa alla Madonna del Monte e qui già i giochi si fanno pesi, molto bello e suggestivo il calanco.
Poi completato un anello attorno al monte si và alla Croce dei Segni, 1070 m slm e si torna indietro verso la seconda parte della Eco…. quella che porterà al crinale,che un pò mi preoccupa.
Attraverso la carrareccia fatta a ritroso e alcuni tratti di strada asfaltata andiamo velocemente incontro al bosco ricco di pozze e fango finito il bosco ed arriviamo finalmente ai piedi del Monte Monegosa dove il sentiero s’inerpica in verticale aprendo ai fianchi ampi spazi vuoti dove io ogni tanto infilo lo sguardo cagandomi addosso naturalmente:-)
Ma tengo duro e mi arrampico facendo l’indifferente (sguardo a terra a controllare dove appoggio i piedi)
Poi le famigerate corde, ma lì ormai sono colto da un’ inaspettato coraggio, non so se il vento che tira forte o lo stupendo spettacolo che mi circonda, ma senza un briciolo di paura a tratti anche corricchiando mi infilo giù appeso alle funi …. bellissimo.
Poi entrando di nuovo nel fitto del bosco si raggiunge l’ultima asperità il Monte Lama e i suoi bellissimi pratoni già proprio lui quello che all’Abbots Way è stato saltato per la presenza di nebbia (ora che ho visto ancor di più decisione saggia)
Infine una discesona spezza gambe (quel pò rimaste ovviamente) ci porta con saliscendi continui verso l’arrivo attraverso carrareccie immerse nel bosco.
L'intero percorso su Every trail
Poi infine Casali il suo traguardo e un fantastico pasta party, ho impiegato 6 ore e 13 minuti tempo da perfetto tapascio/trail/runner le gambe quasi nuove già il giorno dopo, ma un’insolita stanchezza di fondo a cui non sono abituato… mia nonna… fantastica nonna emiliana … tutto lasagne e tortellini soleva spesso dire "La vciaia l'è una brotta bagaia!"
Quanto aveva ragione mia nonna Corinna.
Concludendo una Ecomaratona vicino a casa organizzata in maniera impeccabile, con ristori perfetti ben forniti e presidiati… note negative noi….che continuiamo a buttare pattume a destra e manca nonostante bidoni e sacchi ovunque… parlo al plurale perchè nonostante io ci stia attento a non far cadere nulla a terra mi ritengo corresponsabile in quanto partecipante, possibile che si debba essere merdoni per forza :-((
Buone corse a tutti e un abbraccio
Dante
Stupendo il servizio foto offerto da modena corre bravissimi
Ecomaratona Valdarda (PR) - Arrivi di Italo Spina
Ecomaratona Valdarda (PR) - di Italo Spina
e bravo il kappadocio sempre armato della sua macchina fotografica
Ecomaratona Val d'Arda 15 agosto 2010
Arriviamo il venerdi a Vittorio Veneto, 2 ore e 15 minuti da Bologna, dopo una settimana di lavoro infernale, in tutti i sensi, con temperature tra i 32°c e i 34 °c, stanchi morti e sotto un diluvio biblico non facciamo neanche in tempo a trovare l’albergo che già dormiamo profondamente.
Il ritrovo è alle 6 di mattina e ci presentiamo io e Marco puntuali per il nostro assaggio d’avventura.
Subito l’impatto con i “cimbri” è ottimo tutti ragazzi giovani (mamma mia questi mi stroncano) e simpatici, magri come acciughe con fisici da atleti.
Il tempo di fare la conta e via su per una scalinata che ci porterà all’inizio del sentiero.
Partiamo già di un buon passo, ma io stoico faccio finta di niente, per fortuna che presto i “giovinastri” capiscono di avere il vecchietto al seguito e moderano il passo :-)
La salita al monte Pizzoc è di quelle che io reputo con un termine tecnico di tipo alpinistico “tritaossa” 10 km senza respiro l’indice della fatica è il tempo impiegato 2 ore e 36 minuti per una salita attaccata con calma, ma non troppo.
Marco che come al solito è in overdose di km (se non corre tutti i giorni muore) è decisamente stanco e mi guarda perplesso se i primi 10 sono così quando mai arriveremo a farne 70 di km ?
Andando incontro alla vetta, i prati fioriti prendono il sopravvento sul sentiero sassoso e già dal punto di vista estetico il panorama è di quelli giusti per cui vale la pena spargere sudore.
Sotto il gruppo nella curva panoramica alle spalle in lontananza si vedono benissimo i colli Euganei percorsi con la TCE.
Finalmente la cima, la giornata dal punto di vista climatico è quasi perfetta un temporale gira sopra di noi portando aria fresca, ma non la pioggia dopo una breve sosta tattica per indossare un giubbotto antivento proseguiamo … stò tenendo botta e seguo la scia degli altri … bravi ragazzi hanno promesso un passo “didattico” e lo stanno rispettando è proprio così, a mio parere, che bisogna interpretare questi allenamenti collettivi.
Poi entriamo nel cuore del Troi la foresta, un bosco meraviglioso dal fondo reso infido dalla pioggia caduta nella notte, ogni tanto si scivola.
Al Villaggio cimbrico di di Vallorch sono passati 14km e ci attende un ristoro con i fiocchi torta e addirittura caffè caldo complimenti a Mara per il servizio da serie A
Si aggiunge anche altra gioventù e si riparte per trovare subito una salita più corta, ma veramente impegnativa in pratica si risale un torrente, che per tutta la notte deve essere stato in piena d’acqua … bellissimo rami da scavalcare, sassi viscidi insomma se è Trail che Trail sia.
Poi finalmente un bel pianoro con tanto di mucca al pascolo.
Per concludere le nostre fatiche di sabato ci sarà ancora una stupenda discesa tecnica in mezzo ad un bosco favoloso dove il sottoscritto ha in pratica rischiato i massimi scivolando in continuazione sulle foglie viscide… una delicata questione di pesi la tecnica era un pò quella dello sci per intenderci e appena arretri il baricentro è culata assicurata….
Poi foresta da signore degli Anelli, bosco elfico con tanto di cerbiatto che ci attraversa la strada.
Stupendo questo TA organizzato molto bene con ottimo terzo tempo finale, il giorno dopo lo abbiamo saltato per dare spazio anche alla famiglia, ma anche per tenerci quel pò di sorpresa e non conoscere del tutto il nuovo percorso è stato un TA duro dove si è percorso 30 km, ma si è affrontato il 70% del dislivello totale circa 3300 D+ in 6 ore40 minuti, tutto sommato non male , abbiamo capito che non sarà semplice arrivare in fondo , ma ci si puo’ provare chi vivrà vedrà.
Percorso del TA
Percorso intero
Un ringraziamento a gevero72 e el bortol autori di tutte le foto del TA dei cimbri.
Buone corse a tutti
Dante
Già… ci sono voluti 50 anni, vissuti di continuo senza interruzioni, per percorrere un sentiero dolomitico.
Alla fine ce l’ho fatta anch’io, lo so che a molti di Voi questo farà sorridere, stiamo parlando di sentieri percorsi da intere famiglie, con bimbetti e cagnolini che sgambettano su e giù per valli e boschi in fior, ma a me è sembrato di scalare l’Everest di infilarmi sul “collo di bottiglia” del K2.
Mi sono sentito un pò Messner e un pò esploratore d’alta quota… chi si accontenta gode e io modestamente ebbi a godere.
Siamo partiti di buon’ora dal rifugio Auronzo verso il Rifugio Lavaredo e fin qua un’autentica autostrada di montagna bel “sentierone” largo ben pedonabile, poi dal Lavaredo abbiamo preso il 104 verso il Pian di Cengia… tutti nomi che ho sentito rimbalzare fra le orecchie negli ultimi due mesi da chi ha fatto la LUT… quella dei 90 km “collinari” .
“Avesse visto che facce stanche avevano i ragazzi all’arrivo” mi diceva la signora del B&B, e te lo credo 90 km su e giù per le dolomiti del Cadore la faccia stanca è il minimo sindacale stabilito per decreto.
Il nostro B&B è proprio attaccato al palazzetto di Auronzo, manco a farlo apposta, e vedendo il punto di partenza e di arrivo di quella avventura mi sembra di sentirla l’eccitazione della partenza a mezzanotte e la gioia del ritorno con faccia stanca presa in carico e portata all’arrivo con grande gioia e immensa soddisfazione finire una roba così è motivo d’orgoglio per il primo e in egual misura, e forse anche piu’ per l’ultimo arrivato.
Non avevo mai camminato così in alto e lo scenario naturale è di quelli che ti apre a una nuova dimensione, c’erano i racconti dei tanti che prima di me hanno percorso i miei passi, ma vedere le rocce e queste valli perdersi sull’orizzonte tanto da sembrare lontanissime è un qualcosa che nessuno ti può raccontare, bisogna vedere è uno spettacolo che difficilmente puoi rendere a parole.
Io ho sempre avuto molta paura dei sentieri esposti, ma un pò alla volta ci provo anch’io ad esempio questo innocuo passaggio che porta al rifugio Locatelli tagliando il ghiaione è stata per me un’impresa, cuore a 280 battiti al minuto per fare un passaggio che fanno le mamme tenendo per mano il bimbo :-)
io & crucca bivio sentiro a destra Rif. Cengia giù al Locatelli
io & crucca
E poi le “tre cime” quei tre sassetti come dice il Mauro di Parma finisher alla sua prima LUT, che fanno venire i brividi da quanto son belle … sentinelle di una natura sempre più circondata e infamata in nome di una crescita “civile” che non guarda piu’ in faccia a niente e a nessuno.
Insomma … è un piccolo passo, me ne rendo perfettamente conto, ma chissà che un pò alla volta non mi possa finalmente sdoganare dalle mie ansie ansiogene e divertirmi anch’io in giro per le montagne.
Alla prossima ora si và in quel di Fregona a provare un pò di Troi.
Dante